La maternità precaria

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Bimboflap Blog - Gravidanza
Scritto da Vera Moretti  -  Mercoledì 08 Dicembre 2010 15:04

donna incinta al lavoroQuante volte abbiamo sentito che l’Italia sta diventando un paese di vecchi, che la natalità, se non fosse per gli immigrati, sarebbe in caduta libera, che i figli sono l’unica risorsa per il futuro del nostro Paese? Tante, troppe volte!
Ho letto, a questo proposito, un articolo interessante sul sito del Corriere della Sera (www.corriere.it), che affronta il problema dal punto di vista di giovani mamme in attesa, protagoniste di un documentario, “Vanguard, maternità precaria“, girato da Current Tv, che sarà visibile sul sito http://current.com dall‘8 dicembre.
Il pretesto è il “Fondo nuovi nati”, prestito statale di 5000 Euro che lo Stato eroga alle famiglie con tasso agevolato. Si tratta di un vero e proprio finanziamento, che, quindi, deve essere poi restituito, a rate e con gli interessi.

Difficile, per una mamma con lavoro precario, avere la possibilità di usufruire del fondo statale, e più normale chiedere aiuto a familiari e conoscenti, che, almeno, non applicheranno tassi d’interesse. E qui emerge, oltre al problema di uno Stato che non aiuta né favorisce l’incremento delle nascite, la presenza necessaria ed indispensabile dei nonni, senza i quali neanche si progetterebbe di mettere al mondo un figlio.
In un mondo in cui i contratti a progetto sono tanto di moda, in cui gli stage e i corsi, oltre a non essere retribuiti, non garantiscono un impiego futuro, quale posto occupa una donna incinta? Ammirazione e tenerezza a parte, nessuno sembra rivolgere a questa categoria particolare attenzione, meno che mai in una realtà lavorativa. E allora, per sperare in un rinnovo di un contratto sgangherato ed economicamente scarno, ecco che si nasconde la pancia, si mente sulla propria condizione, si mascherano frustrazione e rabbia con la speranza di poter continuare a lavorare.
Il periodo della gravidanza è, quindi carico di ansia, preoccupazione, terrore di non far quadrare i conti e di non riuscire a garantire stabilità al bambino che sta per nascere. E neanche la burocrazia viene incontro alle donne in attesa. Tra code all’Inps, richiesta di assegno di maternità per lavoratrici atipiche e spese sanitarie non sempre coperte dallo Stato, la vita non è semplice e, benché i medici raccomandino riposo e poco stress, l’angoscia lievita con il lievitare della pancia.
E’ questa la cornice che accompagna quello che dovrebbe essere solo un lieto evento, ma nonostante ciò tante mamme non si arrendono, combattono per i propri diritti, non rinnegano la loro maternità ma, anzi, la difendono a denti stretti, sperando che il loro coraggio basti per andare avanti.
Occorre una presa di coscienza generale per far sì che queste cose siano note a tutti, combattute da tutti per evitare che la maternità diventi un lusso per poche, perché continui ad essere unì’esperienza trasversale di tutti i ceti, di tutte le razze.
Per ora, la sfida non è vinta ma affrontata a muso duro, si spera in un secondo incontro in cui le mamme non saranno più sole a lottare.

 

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