Amniocentesi e villocentesi : le nuove linee guida

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Bimboflap Blog - Gravidanza
Scritto da Vera Moretti  -  Giovedì 30 Dicembre 2010 17:28
ecografiaOltre ad aver modificato le indicazioni sulla gravidanza, riguardanti abitudini e alimentazione da seguire, nonché il numero delle visite e i medicinali da poter assumere (vedi articolo “Le nuove linee guida per una gravidanza sicura”), il Ministero della Sanità si è espresso in termini chiari anche a proposito degli esami medici da effettuare durante l’attesa.

Che ci fosse un’ esagerazione nel numero delle ecografie, ce ne eravamo già accorti, se si pensa che molte madri in attesa erano, o forse ancora sono, solite farne quattro o addirittura cinque. Non c’è dubbio che sia piacevole e gratificante, per una futura mamma, poter vedere il proprio bimbo attraverso uno schermo e sentire il suo battito cardiaco.
E’ un’emozione che vale la pena di vivere anche perché ha la capacità di tranquillizzare madri troppo ansiose o pessimiste.


Ammesso ciò, però, bisogna agire con razionalità e ragionevolezza ed “accontentarsi” delle tre ecografie previste, una per trimestre, e ricorrere ad ulteriori controlli solo in casi di necessità comprovata dal medico.

Alla prima ecografia, da eseguire tra la 11ma e la 13ma settimana di gestazione, seguono, se giustificate da una richiesta da parte del personale medico, la villocentesi (analisi dei villi coriali) e l’amniocentesi. Ed è qui che sta il vero cambiamento rispetto al passato.


Questi due esami erano prescritti, indipendentemente da veri rischi, a tutte le donne sopra i 35 anni, che, quindi, potevano ricorrervi anche qualora non ci fosse un pericolo reale.
Ora, però non sarà più così.

Si darà il via libera a questi controlli più invasivi quando l’esito della prima ecografia, quella che prevede il calcolo della traslucenza nucale, unito a quello degli esami del sangue e l’età materna, richiederà un’ulteriore indagine. Insomma, gli anni della madre influiranno solo come uno dei fattori che potrebbero portare ad una situazione a rischio, e non come causa principale.

Questa decisione è stata presa per il bene della mamma, che non dev’essere costretta ad un esame invasivo, che la costringe a riposo per qualche giorno dopo il prelievo dei villi coriali, nel caso della villocentesi, o di liquido amniotico nel caso di amniocentesi.

Ma, ciò che diventa più importante è il benessere del bambino, se si pensa che, a seguito di tali esami, il tasso di mortalità fetale è tra l’1% e il 2% e che l’introduzione del test combinato (traslucenza nucale ed esame del sangue) in altri paesi, ad esempio la Danimarca, ha contribuito a ridurre drasticamente i nati con sindrome di Down.

Ancora una volta, quindi, sembra che la tendenza sia quella di rendere il periodo della gravidanza sempre più sicuro ma sempre meno medicalizzato, perché ricorrere ad esami e controlli inutili non aumenta la sicurezza ma, piuttosto, il rischio di danneggiare il feto.

 

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