Le nuove linee guida per una gravidanza sicura

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Bimboflap Blog - Salute
Scritto da Vera Moretti  -  Venerdì 17 Dicembre 2010 17:52

gravidanzaUna volta si diceva che in gravidanza bisognava mangiare per due, per garantire la crescita del bambino in grembo. Era da un po’ che si sapeva la verità e cioè che non è importante la quantità del cibo che si assume, ma la qualità.

E’ appena stata pubblicata dal ministero della salute l’agenda della gravidanza e resa nota sul sito del Corriere della Sera (http://www.corriere.it/).

Si tratta di un elenco di ciò che si può fare o non fare nei nove mesi di gestazione, confermando, come se ce ne fosse bisogno, il tassativo divieto a non fumare né bere, per favorire, invece, una dieta sana, povera di grassi e zuccheri ma ricca di vitamine e proteine.
Rispetto al passato, c’è un’attenzione più capillare all’aumento di peso, che dovrebbe rimanere entro i 10-12 chili, per scongiurare problemi successivi di metabolismo e ipertensione.

I medici, inoltre, prendono posizione nei confronti dell’assunzione di farmaci (mai se non strettamente necessari e consigliati dal ginecologo) e di rimedi naturali che potrebbero rivelarsi dannosi (ad esempio lo zenzero, ricorrente in molte tisane, poiché risultato come causa di aborto).


Si da il via libera ai viaggi in aereo, dal momento che non sembra che le donne in dolce attesa siano vittime di trombosi più degli altri. Unico accorgimento sono le calze contenitive, che possono alleviare eventuali disturbi.
Anche lo sport non è proibito, anzi, in alcuni casi vivamente consigliato, se si praticano nuoto ed acquagym, che contribuiscono ad alleviare il senso di peso della pancia.


Medici favorevoli anche ai massaggi per calmare il mal di schiena che spesso può causare veri e propri malesseri e disagi. Linee guida più chiare giungono anche riguardo le cinture di sicurezza : sempre meglio indossarle, anche quando la gravidanza è avanzata.

Ciò che cambia è l’indicazione generale del numero di visite alle quali sottoporsi, che non dovrebbe essere minore di quattro.
Il primo, cruciale, è quello che conferma l’andamento positivo della gravidanza e delinea il comportamento da seguire nei mesi restanti fino alla data presunta del parto.

Il fine è quello di informare la futura mamma e renderla consapevole della sua condizione, della necessità di stili di vita ed esami da seguire. Una donna incinta, quindi, non è più una paziente, ma una persona che deve essere informata sulle scelte che deve o può fare per sé e per il suo bambino.

Si da il via libera anche ai rapporti sessuali, qualora la gravidanza sia di tipo fisiologico e quindi non a rischio. Meglio, invece, evitare sport estremi che potrebbero causare cadute brusche o colpire l’addome, e le immersioni subacquee, perché probabili cause di danni congeniti al feto.

Emerge, da questo breve prospetto, un tentativo di umanizzare il rapporto medico-paziente, che in questi casi potrebbe servire più di qualunque terapia o farmaco.


Tutto bene, quindi? Quasi, perché non viene affrontato il problema della depressione post partum, dal momento che a quanto pare non esistono criteri tali da spingere ad effettuare screening in gravidanza. Problema sopravvalutato o accantonato troppo facilmente?

 

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