Allergie e patologie alimentari
E' stato calcolato che gli alimenti possiedono più di 5 migliaia di molecole
potenzialmente antigeniche. Fortunatamente solo in alcuni individui, tali
sostanze possono causare una sensibilizzazione. Più spesso, i cibi chiamati
in causa sono latte, uova, cioccolato, cereali, legumi, agrumi, pomodori,
pesce e crostacei, arachidi.
Per poter determinare una reazione un allergene alimentare, deve avere
proprietà immunogene (le allergie sono sostenute da allergeni proteici
o glicoproteici); deve resistere a trattamenti termici (bollitura, cottura),
all'acidità del succo gastrico, agli enzimi intestinali, etc., ed in associazione
ad alterazioni dei meccanismi di esclusione, superare la barriera intestinale
causando così sensibilizzazione in soggetti predisposti. A conferma di
ciò, si può evidenziare come i portatori di allergie alimentari presentino
spesso un'anamnesi familiare positiva nei confronti di varie forme allergiche.
Mentre la sensibilizzazione verso uova o latte, tende a regredire con
l'età, quella verso crostacei o pesci, persiste anche nell'età adulta;
questo perché l'organismo è in grado di sviluppare in maniera diversa
una tolleranza nei confronti dei vari antigeni.
Alimenti diversi possono aver proprietà antigeniche in comune, ad esempio
la gliadina è presente nell'orzo e nel grano e nella segale; l'antigene
del merluzzo è presente in molti altri tipi di pesci. Questo fatto è alla
base di fenomeni di reazioni alimentari crociate, che sono oggi studiate.
Alcune di queste sono piuttosto comuni, per esempio quelle dovute a vegetali,
come i cereali, i legumi, alle uova di pollo, di anitra e di tacchino
o tra pesci di specie diversa.
Esistono anche reazioni crociate tra alimenti ed inalanti, per esempio
allergia alle piume e alle uova, al polline delle graminacee e alle arachidi
o ai pomodori.
Le allergie alimentari possono essere provocate anche da sostanze contaminanti
presenti talvolta negli alimenti. Queste molecole, anche in quantità minima,
in soggetti già sensibilizzati possono scatenanre reazioni importanti.
Un esempio di questo sono gli antibiotici eventualmente presenti nel latte
o nelle carni, oppure la presenza di metalli, come il cromo, il rame,
che sono rilasciati dai recipienti durante la cottura.
Le allergie alimentari sono sempre sostenute da un meccanismo immunologico
e possono essere di due tipi:
Tipo reaginico: cioè allergie IgE mediate. Scatenate il più delle volte
dall'assunzione di latte vaccino, frumento, arachidi e cioccolata. Causano
reazioni immediate e clinicamente si manifestano con orticaria, edema
laringeo e difficoltà respiratorie, vomito, eczema, edema delle labbra
e della lingua, nausea, dolore addominale, fino a causare, a volte, lo
shock anafilattico.
Tipo non reaginico: (non mediate da IgE) con presenza di complessi immuno
patogeni di linfociti T sensibilizzati e, talvolta, anche di anticorpi
tossici. Sono responsabili di reazioni ritardate. In questi casi è difficoltoso
identificare gli alimenti responsabili, che rimangono spesso misconosciuti;
spesso fanno seguito a gastroenteriti acute, probabilmente collegabili
ad un deficit immunitario transitorio. Si manifestano con astenia, ansia,
dolori articolari e muscolari, a volte persino, otite.
RIMEDI
E’ molto importante fare una diagnosi precisa per poter in seguito eseguire
una corretta terapia delle allergie alimentari e delle intolleranze. L’anamnesi,
cioè tutte le informazioni inerenti al tipo di reazione, alla dieta, alla
qualità e alla quantità dei cibi, alle modalità di insorgenza dei sintomi,
è fondamentale nella definizione dell’intervento terapeutico, che si basa
essenzialmente sull’esclusione dell’alimento responsabile.
Terapia
La dieta è sicuramente il mezzo più importante per la terapia delle allergie
alimentari. Escludere gli allergeni alimentari responsabili comporta la
totale scomparsa dei sintomi. Il regime dietetico deve rimanere sempre
adeguato, completo e gradevole.
Quando si segue un regime dietetico di eliminazione, in alcuni casi si
prevede di poter lentamente reintegrare l’alimento tolto, come nel caso
di allergie transitorie al latte bovino, alle uova o ai cereali; mentre
IN ALTRE CONDIZIONI questo NON E' POSSIBILE data la persistenza per tutta
la vita di una specifica allergia, per esempio nel caso di allergie alle
arachidi o ai crostacei.
Escludere un alimento significa, talvolta, eliminare un cibo di fondamentale
importanza a livello nutrizionale, per esempio il latte in età pediatrica.
Se l’alimento eliminato non può essere lentamente reintegrato bisogna
intervenire con un adeguato apporto nutrizionale, calorico e vitaminico
facendo anche aggiunte e sostituzioni.
Esistono in commercio validi sostitutivi utilizzabili proprio nei casi
in cui l’eliminazione è definitiva e riguarda alimenti ad alto valore
nutrizionale. Per esempio il latte bovino può essere sostituito da latte
di soia, oppure da miscele di aminoacidi e di maltodestrine.
E' il caso ad esempio di molti alimenti a fini medici speciali, destinati
ai bambini sin dal primo mese di vita, con allergia a proteine del altte
e/o della soia ed intolleranza al lattosio.
Testo di Ivan Pescara - www.alimentando.it