CON QUALE LINGUAGGIO PARLARE AI BAMBINI?
Il linguaggio dei genitori verso i propri figli si modifica e si complessifica naturalmente seguendo la crescita del bimbo.
E' diffusa, specie fra nonne e nonni, l'abitudine a parlare ai bambini con
un linguaggio infantile, storpiando le parole come se le pronunciasse
un bimbo piccolo: questo tipo di linguaggio è "il bambinese".
Ma, se questa forma molto infantile va bene quando ci si rivolge a un
neonato, quando il bambino incomincia a sperimentere le prime parole è
necessario insegnargli la pronuncia corretta, nella forma grammaticale
e nella sintassi (seppur semplificata) corrette.
Il linguaggio tra adulti e bambini si modifica seguendo la crescita e le maggiori
capacità di comprensione del bambino; per questo, non c'è un
"modo giusto" che vada bene sempre.
Comunque si possono tenere presenti alcuni spunti:
- il bambinese è una forma di comunicazione che mette subito in
sintonia il neonato con la mamma: non sono infatti le parole usate, ma
è il modo, il tono dolce e scherzoso (tipico del bambinese) e...possiamo
dire"morbido" che piace al bambino, soprattutto sentendo la voce della
mamma e del papà (voci che già riconosceva quando era nella
pancia!).
- il bambinese non viene spontaneo a tutti i genitori (anzi è una
prerogativa dei nonni!), quello che conta però è il tono
dolce e affettuoso con cui parlare al bebé.
- dopo i primi mesi però è importante rivolgere al bambino
frasi semplici ma nominando le parole in modo corretto perchè possa
sentire la pronuncia che pian piano dovrà imparare. E' utile, per
esprimersi in modo semplice, utilizzare un linguaggio ridondante, ossia
ripetere più volte il nome di un oggetto di cui stiamo parlando,
il nome del bimbo, "mamma" ecc...
Ad esempio: "guarda Francesco: la palla! Che bella la palla! E' la palla
di Francesco! Adesso la mamma da la palla a Francesco."
E' importante parlare in terza persona, perchè il bambino non è
ancora in grado di distinguere l'io dal tu.
- intorno all'anno il bambino incomincia a ripetere tutto quello che sente
dire e intorno ai 18 mesi prova a formare qualche semplicissima frase.
E' allora il momento di stimolarlo, mostrandogli in modo semplice come
è corretto parlare.
Se il bimbo dice "aua" la mamma gli domanderà "vuoi l'acqua?" e
non "vuoi aua" e nemmeno "non si dice aua, ma acqua!". Il modo migliore
per aiutarlo a imparare a parlare correttamente è quello di cercare
di interpretare la sua richiesta o la sua affermazione, pronunciando la
frase in modo corretto, senza ripetere il suo errore e poi correggerglielo.
Incoraggiarlo significa anche dirgli "bravo" quando riesce ad abbozzare
le prime frasi.
Il modo migliore per correggerlo è sempre quello di ripetere la
parola o la frase in modo corretto.
Dai 18 mesi in poi, sempre rivolgendosi al bambino con frasi corrette
ma non troppo lunghe, i genitori lo aiuteranno ad allargare il suo vocabolario
e a formare frasi sempre più complesse.
Quindi il bambinese va bene (ma non è essenziale) nei primi mesi,
quando sentire le voci, per il bambino, è anche un gioco. Ma quando
si dimostra pronto a tentare di pronunciare le prime parole (generalmente
incomincia col dire mamma e pappa) è importante che possa sentire
come è corretto parlare.
Ma se la nonna si ostina a parlargli in bambinese?
Se il bimbo non è più un bebè, e passa molto tempo con
la nonna, allora è bene che i genitori le chiedano di modificare il
linguaggio, ma se il bimbo frequenta il nido oppure è a casa con la
mamma, allora non c'è motivo di preoccuparsi: il bambino imparerà
dai genitori o dalle educatrici il linguaggio corretto e prenderà il
bambinese della nonna come un gioco.
Approfondimento:
lo sviluppo concettuale del bambino >>