MAMME INSONNI E BABY BLUES
Si chiama “baby blues”, un frequente calo d’umore, che colpisce circa il
70% delle puerpere nei giorni successivi al parto. La neo-mamma
avverte ansia, tristezza, un sentimento di inadeguatezza nei confronti
delle cure da prestare al bambino. Questi sintomi hanno la durata di una
o due settimane, poi scompaiono naturalmente. Situazione più
seria e delicata da affrontare è, invece, una depressione vera
e propria che esordisce con gli stessi sintomi del “baby blues”, ma diversa
per intensità e durata.
Crisi di pianto immotivate, stanchezza fisica, iper o ipo alimentazione,
irritabilità nei confronti del partner e del bambino stesso, incidono
negativamente su quello che, per una donna , dovrebbe essere il periodo
più “felice”.
Tra le cause sicuramente lo stress del parto, una fisiologica alterazione
ormonale, il compito istintivo, ma, non per questo, privo di dubbi e ansie
che trasforma una donna in donna- mamma. E, non ultimo per influenza,
l’alterazione del ritmo sonno veglia della mamma causato dall’incessante
pianto, anche notturno, del neonato.
Diversi neonatologi hanno riscontrato un’incidenza di cause organiche
che scatenerebbero il pianto di un neonato,pari soltanto al 5%. La vera
motivazione del pianto è da attribuirsi a “fattori” di natura psichica.
Se esiste un gran numero di centri e di specialisti a cui le neo-mamme
possono rivolgersi per problemi di intolleranza alimentare dei loro piccoli…per
genitori di bambini che piangono tanto c’è poco aiuto.
Cosa fare? Di recente, un valido e innovativo aiuto alle mamme “insonni”
è stato dato da un pediatra americano Dr. H.Karp .
Il dr. Karp, avendo constatato, attraverso i suoi studi e la sua esperienza,
che ai neonati che piangono tanto, nei primi tre mesi successivi alla
nascita,manchino il calore e i rumori dell’utero materno, propone semplici
tecniche capaci di calmare in un attimo il più ribelle dei neonati.
Sfatiamo allora le false credenze secondo le quali un neonato tenuto in
braccio a lungo possa viziarsi “Non è nei primi tre mesi di vita che bisogna
occuparsi dell’educazione dei propri figli” --sostiene il dr. Karp-- e
teniamo,quindi, con serenità il nostro piccolo tra le braccia (pensate
che se anche lo facessimo per 12 ore, nulla sarebbe rispetto alle 24 ore
in cui il feto era costantemente cullato dal corpo materno); via il silenzio
che tutti pensano sia gradito al neonato intorno alla sua culla e posto
a ninne nanna, musiche, favole e filastrocche --i feti vivono, per nove
mesi,in un ambiente rumoroso:il suono del fluire del sangue materno, il
suono del battito cardiaco della mamma-- .
Questi suoni rassicurano e tranquillizzano il piccolo nel corso del suo
sviluppo. Durante gli ultimi mesi della gravidanza, il feto i sente avvolto
dalle pareti dell’utero della madre. “Una volta nato --suggerisce il dr.
Karp-- avvolgiamolo in una copertina morbida cercando di sistemare le
braccine lungo il corpo.
Un neonato che piange, si agiterà sempre più se dimenerà mani e braccia”.
Insomma un piccolo utero fuori dall’utero, farà di un
neonato , un neonato felice e garantirà sonni tranquilli a neomamme e
neopapà. Non dimentichiamo che un neonato “felice” faciliterà le operazioni
di sana costruzione, attraverso la comunicazione di cellule nervose sinapsi-
attivissime nei primi anni di vita, di un organo molto importante per
il suo futuro: il cervello .
Maggiori dettagli sono disponibili nel libro “Magico Sonno” dello stesso
Karp
Dott.ssa Francesca Gulino
Psicologa